Legge 68/99: ecco cosa cambia

Legge 68/99: ecco cosa cambia
Si è svolto il seminario formativo della Fish (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) durante il quale è intervenuto Giampiero Griffo, membro dell’Osservatorio Nazionale sulla Disabilità presso il Ministero del Lavoro, che, in questo caso ha rappresentato la Fish nel gruppo di lavoro sul Lavoro e disabilità. Tra i relatori anche il Dott. Dino Barlam, Presidente della FISH Lazio, Vincenzo Falabella, Presidente Nazionale della Fish e Silvia Stevanovicj, Responsabile Nazionale della Cisl, in materia di disabilità e politiche d’inclusione lavorativa.

Durante il seminario si è parlato ovviamente del Jobs Act, entrato in vigore il 24 settembre 2015, che prevede dei cambiamenti alla legge 68/99, riguardanti il lavoro per le persone appartenenti alle categorie protette con l’obiettivo di spostare l’attenzione dalle singole disabilità alle barriere sociali e fisiche ad esse associate e quindi responsabilizzare lo stato.

I dati sono ritenuti preoccupanti dalla Fish: gli iscritti alla lista delle categorie protette sono circa 80.000, tra questi solo il 6,1% degli iscritti al collocamento è occupato. Si tratta di 41,238 su 676,775 persone tra cui le donne sono solo il 40%. E’ chiaro che la legge 68 non basta. Per questo è iniziato un confronto tra la Fish, i sindacati e il governo dal quale è nato il progetto della riforma. La convenzione Onu dichiara che i diritti umani sono uguali per tutti. Oggi, in Italia, per quel che riguarda la disabilità non è così. Non solo per i dati precedentemente menzionati, ma perchè è in atto anche una discriminazione linguistica; parlare di inabilità al lavoro è una forma di discriminazione che spaventa i datori di lavoro, per questo motivo nel nuovo decreto si decide di parlare di condizione di disabilità, eliminando l’inabilità dai certificati d’invalidità. C’è una discriminazione politica anche nelle scelte lavorative: le persone con disabilità non sono incluse nelle politiche del lavoro. E questo perchè mancano i dati per generare le suddette politiche. Pertanto si propone la digitalizzazione e un comitato tecnico che dovrebbe essere una struttura di servizio che aiuta le persone a trovare un lavoro idoneo alle proprie capacità e competenze.

Ci sono due principali strumenti per l’occupazione. Da un lato, le convenzioni tra i centri per l’impiego e le aziende che ad oggi sono meno di 5000 e, a volte, richiedono personale troppo qualificato. Dall’altro, bandi dove le persone con disabilità presentano la loro candidatura attraverso una graduatoria basata però non sulle capacità lavorative, ma su criteri sociali determinati dal reddito, dalla composizione familiare, ecc.

Il Jobs Act prevede e propone all’articolo 1:

a) “la creazione di una rete integrata con i servizi sociali, sanitari, educativi e formativi del territorio… al fine di favorire l’inserimento lavorativo”

b) “la promozione di accordi territoriali con le organizzazioni sindacali, i lavoratori e con le cooperative sociali e associazioni delle persone con disabilità e dei loro familiari”

c) “la revisione delle procedure di accertamento della disabilità su valutazione bio-psicosociale della disabilità stessa”;

d) punto che parla del analisi dei posti di lavoro per poter renderli accessibili e la rispettiva presenza degli ausili necessari per i lavoratori.

Inoltre, prevede di riconoscere il part time a persone affette da patologie degenerative croniche e gravi; atto che si potrebbe estendere ai parenti ma solo a quelli appartenenti alla categoria sopra indicata. Nel nuovo decreto i non vedenti vengono inclusi nella stessa categoria degli altri disabili.

Riassumendo, le modifiche prevedono principalmente le limitazioni degli abusi, maggiori possibilità di accesso ai posti di lavoro, l’accessibilità dell’ambiente lavorativo e l’implementazione di strumenti che devono essere adeguati alle potenzialità e caratteristiche delle singole persone con disabilità. Quindi si spera di riuscire ad avere i fondi e ad utilizzarli in tempi ragionevoli. Infine, vorremmo qui ricordare che: la disabilità dipende dall’interazione tra le persone, con le proprie caratteristiche e potenzialità, e l’ambiente e la società.

Helena Gougeon Barudi