Healthy American Dance House: raggiungiamo i sogni a passi di danza

Healthy American Dance House: raggiungiamo i sogni a passi di danza

Quello che siamo agli occhi della quotidianità, lo siamo solo in parte. Il tempo che scorre troppo veloce, la fretta, gli oneri della vita di tutti i giorni, spesso, non rispecchiano pienamente ciò di cui siamo fatti. C’è chi fa qualcosa per vivere, ma avrebbe voluto far altro. Chi è assorbito, invece, totalmente dal proprio lavoro, perché lo svolge con passione, a tal punto da non riuscire a coltivare nient’altro: un hobby, un passatempo che permetta di staccare da tutto il resto, per rifocillarsi. In ultima istanza, ci sono quei tipi di persone che tendono – forse per insicurezza o per poca fiducia in sé stessi – a tarparsi le ali da sole. “Non sono adatto, non me la sento, vorrei ma non posso”.
Queste sfaccettature caratteriali le ritroviamo anche quando si parla di disabilità. Quando se ne parla? Molto frequentemente, ad esempio, in merito alla Sanità o all’evoluzione e lo sviluppo delle Politiche Sociali; ricadendo in quel fraintendimento generale, ormai tramutatosi in pensiero assai comune, che concepisce il disabile come quell’essere totalmente schiavo della sua patologia. Come se guardare il mondo da una carrozzina, in braccio a un paio di stampelle, ad occhi chiusi o senza voce, azzerasse la restante parte che determina un essere umano in quanto tale: le proprie passioni. Il più delle volte, nell’approccio con la diversità, non si considera che si viene a contatto con un mondo complesso, certamente, ma fatto innanzi tutto di persone, prima che di patologie, di stimoli e curiosità, che danno forma alla bellezza e imprevedibilità della vita, prima che doveri e privazioni. Entrando in questa catena di sensazioni, che colloca il diverso in una “campana di vetro”, si dà vita all’alibi che certe cose sono possibili e certe altre no.
La storia ha dimostrato quanto questo non sia vero: tutto è possibile, basta volerlo. Certo, i limiti ci saranno sempre e per chiunque, tuttavia, un limite non deve essere un ostacolo. Questo significa che, quando alberga in noi una suggestione, un desiderio, un’aspirazione, non dovremmo cestinarla troppo presto presi dalla convinzione di non avere i mezzi o le potenzialità. Lo hanno capito a Reggio Emilia, dove una mattina del 2013, due anni fa, un gruppo di persone si è unito nell’intento di dar vita a un sogno: una scuola di danza in cui possono ballare tutti, ma proprio tutti, anche le persone disabili. Perché a parte quel “dis”, a cui ognuno nel tempo ha dato un significato, la parola “abili” è scandita chiaramente. Serve solo capire in cosa, alcuni – grazie a questa struttura – possono esserlo danzando.
La “Healthy American Dance House” nasce dall’idea di dar vita a un gruppo di persone, che hanno in comune l’amore per la danza, in cui primeggia su tutto il rispetto, l’umiltà e la collaborazione. Ogni insegnamento viene fornito prestando attenzione alla patologia, alle basi, alla cultura e allo stile di ogni singola persona. Inoltre, la struttura presenta numerose figure competenti: psicologo, psicologo infantile, fisioterapisti, fisiatra, naturopata e operatrice di trattamenti ayurvedici. L’ambiente è a misura d’uomo ed idoneo ai più piccoli, agli anziani e ai diversamente abili avendo al suo interno strutture architettoniche e attrezzature specializzate.
Aprendo il sito web della struttura (www.americandancehouse.com), dove sono riportate tutte le attività che vengono proposte e i molteplici corsi tenuti, collocati per tipo e stile, alla voce “danza” spicca questa frase:
Pensiamo che la danza sia un linguaggio universale, proprio per questo deve essere alla portata di tutti. Crediamo soprattutto che dividere le persone in categorie non abbia senso: ritmo, sensibilità, voglia di divertirsi insieme, questo è tutto ciò che ti serve per ballare! Dopotutto gli unici limiti che non si possono superare sono quelli che pensiamo di avere. Ti aspettiamo.

Andrea Desideri

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